“Quindici anni la spina patisti”

“Quindici anni la spina patisti”

Di “Point Eyes” Er Pinto e Yest per il Cubo Libro
Tecnica: Spray e acrilico

Descrizione:

L’opera è stata realizzata dal duo Point Eyes composto dal poeta anonimo di strada Er Pinto e lo street artist Yest. La poesia de Er Pinto è un messaggio di uguaglianza ispirata dall’aurea di sacro e profano che sembrano portare i quartieri popolari e periferici come questo:

“Non siamo né Santi né Eroi
La vita ti segna e ti insegna
Come ha fatto con noi”

La “Santa”, raffigurata da Yest, è Santa Rita da Cascia. È una raffigurazione profana, con lo sguardo malizioso e inquisitorio e con i capelli fuori dal velo che, come nella “Monaca di Monza” dei “Promessi Sposi”, stanno a rappresentare l’animo impuro e ribelle seppure negli abiti sacri.

La zona prende il nome da una torre, citata per la prima volta in un documento del 1317 e di proprietà di un tal “Pietro Monaca”; da un altro membro della famiglia prende il nome di “torre di Paolo Monaco”.  Nel XVI secolo è in possesso della basilica di Santa Maria Maggiore e il nome si è mutato in “torre Pala monacha”, mentre nel secolo successivo sono attestati “Torre Bella Monica” o “Torre Belle Monache”.
Da questa trasformazione trasse origine la leggenda di una sosta di santa Rita da Cascia, durante il suo viaggio a Roma per il giubileo del 1450.

Oltre ad essere la Santa patrona del quartiere, secondo le biografie tradizionali, Rita nacque da genitori già anziani, molto religiosi che come era d’uso, la indirizzarono molto presto verso  il matrimonio. Inoltre svolgevano la funzione di “pacieri”: avevano l’arduo incarico di pacificare i contendenti o almeno evitare stragi cruenti tra famiglie in conflitto.

Rita sposò quindi Paolo di Ferdinando di Mancino (o Mancini), descritto tradizionalmente come un uomo orgoglioso ed irruento. Il carattere mite di Rita acquietò, col tempo, lo spirito impulsivo e violento del marito, tanto che questi abbandonò le armi per convertirsi al lavoro presso un mulino da poco accomodato come loro casa. Nacquero due figli (forse gemelli), Giangiacomo Antonio e Paolo Maria. Dopo alcuni anni di matrimonio, Paolo Mancini venne ucciso, si trattò di un assassinio forse dovuto alle lotte politiche del tempo, ma molto più probabilmente per ritorsione verso di lui, perché convinto dalla moglie a tirarsi fuori da qualche clan cui aveva aderito.  Tuttavia, Rita non serbò odio, anzi perdonò gli assassini e pregò anche per i suoi due figli che, come era costume del tempo, probabilmente stavano pensando alla vendetta. I due figli, da lì a breve, morirono di malattia, quasi contemporaneamente.
Si dice che la Santa pregò Dio per la morte dei suoi figli così da non sporcarsi le mani del sangue degli assassini del padre. Rita  è ricordata come “la santa dei casi impossibili”, costellata “più da spine che da rose”, come “la storia d’amore e di sangue, di vendetta e di perdono”.

Social

Point Eyes
https://www.instagram.com/pointeyes/


Yest
https://www.instagram.com/mattiayest_art/

Er Pinto
https://www.instagram.com/erpinto_/

Grazie al CUBO LIBRO e agli abitanti del quartiere per questa opportunità.

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